Il blog di Maria Elena Tanca
Le divise della squadra olimpica statunitense sono “made in China”. E negli Stati Uniti scoppia la polemica. Ralph Lauren, che veste gli atleti della nazionale, si è avvalso di manodopera cinese a basso costo, scelta che non è stata accolta in maniera positiva. Contro il marchio si sono schierati attivisti dei diritti umani, stilisti e senatori.
“Sono veramente arrabbiato. Penso che il comitato olimpico dovrebbe vergognarsi. Credo che dovrebbero prendere tutte le divise, ammucchiarle, bruciarle e ricominciare tutto da capo”, ha detto alla conferenza sulle tasse tenutasi a Capitol Hill il leader della maggioranza democratica in senato, Harry Reid.
“E’ veramente preoccupante, perché avrebbero potuto fabbricarle qui negli Stati Uniti, a New York o in qualsiasi altra città dove ci siano ancora fabbriche”, ha dichiarato la stilista Nanette Lepore alla Cnn.
Il dibattito si è acceso al Congresso, dove repubblicani e democratici ne hanno discusso giovedì. La scelta di produrre in Cina in un momento di crisi dell’industria tessile americana, con centinaia di persone alla disperata ricerca di un lavoro, è stata giudicata sbagliata da entrambi gli schieramenti.
Steve Israel, democratico membro della Camera dei rappresentanti per lo stato di New York, ha sostenuto che le uniformi potrebbero essere rifatte, sul territorio statunitense, in tempo per le olimpiadi di Londra. “Made in America – ha detto – non è solo un’etichetta, ma una strategia economica”.
Ci si è messa anche un'attrice e attivista dei diritti umani come Mia Farrow, che si è servita di Twitter per chiedere spiegazioni allo stilista: “Per favore, ci diresti perché le uniformi olimpiche degli Usa sono fatte in Cina? Perché non negli Stati Uniti?”. E ne ha approfittato per appoggiare la proposta di Reid: “Bruciatele e rifatele da capo. Che ne dite?”, ha twittato.
Secondo stime ufficiose, la produzione degli abiti in Cina avrebbe sottratto all’economia statunitense circa un miliardo di dollari. Ma globalizzazione significa anche spostare la produzione laddove i costi sono più bassi: “Quando le industrie riescono a esternalizzare la produzione, diventano più competitive. Riescono a fare attenzione ai costi. E se riescono a farlo, possono garantire una migliore qualità, una maggior varietà a prezzi più bassi per i consumatori americani”, ha detto alla CNN Daniel J. Ikenson, del Cato Institute, think tank di orientamento libertarian. In realtà i capi delle divise americane non costano poco. Basti pensare che la cintura da sola ha un prezzo di 85 dollari.
Il comitato olimpico si è però difeso, ricordando che, a differenza della maggior parte delle squadre del mondo, quella americana è finanziata da privati. “E siamo grati del supporto ricevuto dai nostri sponsor”, ha detto il portavoce del comitato olimpico, Patrick Sandusky.
A ben vedere, gli Stati Uniti non sono l’unico Paese le cui divise siano state fabbricate in Cina: anche quelle australiane hanno l’etichetta “made in China”. E nel 2008, per le olimpiadi di Pechino, era successo lo stesso con quelle canadesi.
Qui sotto il servizio della Cnn: