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Il blog di Maria Elena Tanca

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Giovani, precari e talenti: esce Pubblico, il quotidiano di Telese

“I grandi giornali hanno scordato l’Italia del coraggio”. Il giornalista Luca Telese, pronto per l’avventura di Pubblico, ne è convinto. È a questa parte d’Italia dimenticata o messa in secondo piano che il nuovo quotidiano, in uscita il 18 settembre, si propone di dar voce. “C’è un Paese che è stato aggredito dalla crisi, si è trovato nel mezzo di una guerra. E le persone che si sono trovate in questa guerra, alcune sono state schiacciate, altre sono in stato di difficoltà. I grandi giornali, in questo momento, ne parlano pochissimo. Magari s’innamorano dei discorsi sullo spread, sui debiti, che sono importanti, è vero. Così facendo, però, hanno lasciato indietro l’Italia delle persone che si sono trovate nella crisi e sono riuscite a reagire senza essere sostenute da un partito o da una lobby”.

Oltre a questo, per quale altro motivo ha sentito l’esigenza di fondare un nuovo giornale?
“Un altro motivo è che c’è una grande crisi, non solo economica, ma anche politica. È la fine della seconda Repubblica inaugurata dalla vittoria di Berlusconi nel ’94 e, in questo cambio di sistema, c’è bisogno di ricostruire. Ma, per ricostruire, non ci si può limitare a distruggere. Mi riferisco a giornali di successo, anche ai giornali da cui noi proveniamo, dove hanno l’ossessione di distruggere. Noi abbiamo l’ossessione di fare il nostro lavoro di cani da guardia, ma anche di ricostruire. Vogliamo trovare l’inventario delle intelligenze, dei talenti, delle nuove soluzioni”.

Ha dichiarato che Il Fatto non è passato dalla protesta alla proposta: secondo lei il giornalista ha anche il compito di fare proposte?
“Assolutamente sì, nel senso che la scelta di racconto che un giornalista fa è in sé una proposta. Ti faccio un esempio: racconto la storia della Carbosulcis, in cui i minatori sono scesi nella miniera perché sostengono il progetto di raccolta dell’anidride carbonica. Se faccio il cronista, posso fermarmi qua. Se faccio bene il mio lavoro, posso chiedere: “Ma dov’è stato realizzato questo in Europa, esiste da qualche parte un progetto simile, è sostenibile?”. Poi scopri che è un progetto pilota, finanziato in sei Paesi e che in Olanda l’hanno fatto. Nel momento stesso in cui verifico la credibilità o la non credibilità di un progetto, io sto sostenendo un’alternativa, una possibilità. Lo faccio con strumenti giornalistici, ma evidentemente lo faccio. Se uno dice: “No, questa cosa fa schifo, è una miniera in perdita, costerà 200.000 euro a persona”, cosa che magari afferma qualcuno del governo, sto chiudendo la porta. Se invece cerco di capire come, dove e perché potrebbe funzionare, e a questo dedico spazio, sto costruendo”.

Chi finanzierà il giornale?
“Il giornale è finanziato alla luce del sole da tre soci che hanno messo 100.000 euro di capitale. Uno di questi sono io, l’altro è Tommaso Tessarolo e il terzo è un avvocato di Bologna, che si chiama Maurizio Feverati. Poi c’è una Srl composta di diversi soci, che hanno quote più piccole. Infine, circa 100.000 euro sono in mano a giornalisti di Pubblico. La quota più piccola ce l’ha Federico Mello, che possiede l’1% del giornale: è il direttore del sito web, un trentenne che ha speso 10.000 euro e si è preso l’1%”.

Lei ha detto che Pubblico darà spazio ai giovani: in che modo?
“Intanto noi vogliamo raccontare la generazione perduta, la generazione precarizzata, la generazione fatta a pezzi dalla modernità con la scusa che era inevitabile. Ad esempio, avremo un ciclo, una rubrica sui giovani della legione straniera, che sono dovuti andare all’estero. In secondo luogo siamo un giornale giovane, perché l’età media della redazione è 35 anni. Infine, siamo un giornale che raccoglie collaborazioni di persone anche giovanissime: le stiamo mettendo alla prova e poi vedremo che succede”.

Quali saranno le altre novità di Pubblico rispetto al resto dei giornali?
“Ci sono quattro inserti: l’inserto satirico che si chiama Ianez, uno per bambini che si chiama Pupù, uno culturale che si chiama Orwell e uno sportivo che si chiama Socrates”.

Il quotidiano sarà cartaceo, però esiste anche il sito internet. Avete intenzione di puntare più sul cartaceo o sull’online?
“Intanto è un giornale che lavora in sinergia e, in secondo luogo, è un giornale in cui il cartaceo e internet saranno complementari. Svolgono funzioni diverse. Forse sarà il primo sito online che darà molte più opinioni degli altri, che sono siti di flusso e danno soprattutto informazioni”.

Cosa ne pensa del giornalismo italiano: non crede che, troppo spesso, si avvicini alla propaganda?
“Sarò un po’ controcorrente, ma a me sembra spesso meglio o più avvincente, come narrazione, di tanti altri giornalismi europei. Quello francese mi sembra più arretrato del nostro, quello inglese mi sembra o troppo popolare o troppo aristocratico. È vero, però, che il giornalismo italiano è spesso avvelenato da logiche di conflitto di interesse o logiche di appartenenza e, in alcuni casi, da una lingua senza scrupoli, molto violenta”.

 

Da Il Post Viola

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