Il blog di Maria Elena Tanca
A Sassari per un convegno organizzato in occasione dei novant’anni dalla nascita di Berlinguer, Pier Ferdinando Casini ribadisce quanto dichiarato lunedì al Corriere della Sera: l’Udc è disponibile a far parte di un’ampia coalizione di centrosinistra nel dopo Monti. La dichiarazione d’intenti acquista ancora più valore perché pronunciata alla presenza di Massimo D’Alema, invitato anche lui a ricordare il politico sassarese. Alla Camera di commercio di Sassari, intervistati dal direttore dell’Unità Claudio Sardo, i due politici sigillano dunque il patto tra progressisti e moderati.
“In una fase drammatica della vita della nazione dobbiamo mettere da parte le cose che ci dividono e vedere se è possibile fare un progamma essenziale, dalle riforme istituzionali a quelle economiche, per superare il rischio della catastrofe – dice Casini -. Credo che, a quest’appello, non possano sottrarsi le forze della sinistra riformista moderna. Non si può sottrarre nemmeno la componente che fa riferimento al Partito popolare europeo”.
Gli fa eco Massimo D’Alema: “Penso anch’io che quanto detto da Casini, nell’intervista al Corriere della sera e in parte qui, rappresenti una novità importante. Vale a dire la disponibilità a lavorare per quel patto tra progressisti e moderati necessario per assicurare un governo al Paese”.
I due politici ricordano come la collaborazione tra le due forze abbia un precedente in quella stagione politica degli anni ’70 della quale sono stati invitati a parlare a Sassari. E sottolineano la similitudine tra la situazione politico-economica di allora e le circostanze odierne: “Ieri il compromesso storico tra comunisti e democristiani da cosa fu determinato? Da una crisi economica senza precedenti – spiega Casini -. Su questo versante due partiti, uno all’opposizione, uno in maggioranza, sentono la necessità di fare un patto a difesa della democrazia e della Repubblica”. Come allora, anche oggi l’alleanza tra progressisti e moderati sarebbe quindi necessaria per far ripartire il Paese. Ed è con questa motivazione che l’Udc apre al Pd.
D’Alema approfitta del convegno non solo per parlare di Berlinguer, con il quale ebbe l’opportunità di collaborare, ma anche per ricordare il patrimonio di valori che la sinistra e il mondo cattolico hanno in comune: “L’idea berlingueriana di austerità come concezione sobria della vita, la sua polemica anticonsumistica fu una polemica molto vicina a temi propri della tradizione religiosa. Nell’idea del compromesso storico c’era certo la salvezza del Paese, la difesa della democrazia, la realizzazione di un progetto di governo, ma c’era anche l’idea di un incontro con i cattolici su un terreno di valori condivisi”.
Non manca, nel suo discorso, una punta di nostalgia per la Prima repubblica, per il rigore e la serietà dei suoi protagonisti, Berlinguer in testa: “L’uomo viveva la politica con un’integrità, con un’intensità di convinzioni, con un’autenticità che le persone percepivano. Era un uomo che sentiva profondamente ciò che diceva e ciò che faceva. Questa è una qualità veramente rara ed è, secondo me, una cosa che ne ha marcato la grandezza”.
Rimpiange meno il passato, ma è comunque d’accordo con lui, Pier Ferdinando Casini: “Io non so se identificarmi o meno tra i nostalgici, però so una cosa: le grandi personalità della Prima repubblica sono di ben altra statura morale e politica rispetto ai protagonisti di oggi. E’ chiaro che c’è nostalgia della loro capacità di servire il Paese e di servire la propria causa politica, fermandosi laddove il baratro rischiava di sommergere tutto”.
Di quelle personalità fa parte anche il presidente della Repubblica, che Casini difende a spada tratta: “Se voi vedete bene chi funziona oggi nella democrazia italiana, uno dei pochi che funziona è Giorgio Napolitano. Non sarà un caso che venga dalla Prima repubblica”.
Totale il sostegno dei due politici al governo Monti, il quale, ribadiscono, deve arrivare alla scadenza ordinaria. Ma è necessario pensare già da ora al futuro: “Io credo che il governo Monti non debba finire o debba finire solo al termine di questa legislatura, ma dovremmo trovare il modo di continuare una collaborazione tra forze diverse – dice Casini -. Ognuno di noi è orgoglioso della sua storia, ma arrivano momenti in cui è necessario mettere da parte l’orgogliosa rivendicazione delle proprie identità o delle proprie radici e c’è il bisogno di collaborare per il bene del Paese”.
Costruire il futuro insieme, dunque, rispettando l’avversario politico e senza rinnegare il passato. Ma, soprattutto, lottare contro i populismi: “L’idea che si possa ricostruire la democrazia in Italia sull’imitazione della democrazia americana è priva di fondamento – dice D’Alema -. Senza le radici storiche, senza la capacità di ricollegarsi alla parte migliore della tradizione democratica del Paese, non c’è futuro. Il rischio è che la politica si riduca a populismo”.
Lo sostiene anche Casini, che attacca sia Grillo, sia Berlusconi: “Oggi, da tutte le parti dello schieramento politico, c’è un populismo che cerca di farsi vivo cavalcando gli stessi temi: l’euro, l’insofferenza verso l’Europa, l’insofferenza verso la Germania. Come se l’insofferenza verso l’Europa e verso la Germania non fossero figlie dei ritardi che questo Paese ha registrato proprio perché, per anni, si è cullato nella logica del tutto va bene e del qualcuno penserà ai problemi nostri”.
Il rifiuto del grillismo è totale: “Sento riecheggiare oggi, come se non fosse successo nulla, gli stessi slogan di cui il Paese si innamorò vent’anni fa – dice D’Alema -. Se ascoltate su Internet i discorsi di Beppe Grillo e chiudete gli occhi pensate al primo Bossi, quello che diceva “Roma è ladrona, i politici vanno processati”. Abbiamo visto com’è andata a finire: l’antipolitica, quando poi è diventata potere della politica, ne ha riprodotto tutti i peggiori difetti e nessuna delle virtù. Non si conoscono esperienze democratiche senza partiti. Siamo in attesa che qualcuno le inventi”.
E prosegue con l’attacco al grillismo: “Un amico che si occupa di questioni finanziarie mi spiegava un fatto: se il gestore di un grande fondo pensioni americano vedesse nei sondaggi che il secondo partito italiano teorizza di uscire dall’euro e di non ripagare il debito pubblico, prima di investire un dollaro nel nostro Paese ci penserebbe tre volte”.
D’Alema insiste sulla necessità di mettere in guardia gli elettori dal ripetere gli stessi errori di vent’anni fa. “Occorre quella che io definirei una svolta a sinistra nella politica italiana ed europea: un governo imperniato sulla forza del centrosinistra, ma su un centrosinistra che va oltre i suoi confini e costruisce con forze moderate. D’altronde sono quelle stesse forze che con Berlusconi hanno rotto, opponendosi a lui in questi anni”.
Il ruolo del centrosinistra nel futuro dell’Italia e dell’Europa è, per D’Alema, imprescindibile: “Da dove viene la speranza, dalla tecnica o dal fatto che Hollande ha vinto le elezioni in Francia, spazzando via il governo conservatore? In Europa sembra esserci un nuovo corso, cerchiamo di non perdere l’occasione di essere parte di questa nuova possibilità”.
Da Il Post Viola