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  • Maria Elena Tanca
  • Nata a Sassari nel 1981, è giornalista professionista dal 2010.
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5 novembre 2011 6 05 /11 /novembre /2011 16:05

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Il sito www.sanfrancescopatronoditalia.it riporta una scoperta interessante: in un affresco attribuito a Giotto, nella Basilica superiore d'Assisi, ci sarebbe il profilo di un demone con le corna scure. La scoperta è stata fatta da Chiara Frugoni, storica e specialista francescana. La scena è la ventesima della Vita di San Francesco: il demone sbuca dalle nuvole sospese tra la rappresentazione della morte di Francesco, in basso, e quella dell’assunzione della sua anima in cielo.

 

Secondo quanto dichiarato da Frugoni: «Fino a oggi il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna il quale, nel suo San Sebastiano, del 1460, mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola». La scoperta anticipata dal sito francescano cambia tutto, dal momento che l’affresco di Giotto risale a molto tempo prima, ben otto secoli fa.

 

Frugoni avanza anche un’ipotesi sul perché Giotto abbia dipinto il demone sulla parte della nuvola più vicina all’angelo di destra: «Nel Medioevo si credeva che nel cielo abitassero i demoni che ostacolavano la salita delle anime». Per conoscere maggiori particolari bisognerà leggere il prossimo numero della rivista San Francesco Patrono d’Italia, edita dal Sacro convento d’Assisi.

 

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29 ottobre 2011 6 29 /10 /ottobre /2011 16:41

Quando-hanno-aperto-la-cella-19-23-38.jpgStefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Giovanni Lorusso, Marcello Lonzi, Eyasu Habteab, Mija Djordjevic, Francesco Mastrogiovanni. Sono solo alcune delle persone morte nelle carceri italiane. Sì, perché di carcere, in Italia, si muore. E a volte si muore anche durante un arresto, una manifestazione in piazza, un trattamento sanitario obbligatorio. Di questo si discuterà martedì 8 novembre alle 18 nell'auditorium del liceo scientifico "Enrico Fermi" di Alghero, in occasione della presentazione dell'ultimo libro di Luigi Manconi e Valentina Calderone "Quando hanno aperto la cella, Stefano Cucchi e gli altri". All'incontro, organizzato dal "Cantiere Sociale de l'Alguer", oltre agli autori Luigi Manconi e Valentina Calderone, parteciperanno Grazia Serra (nipote di Francesco Mastrogiovanni) e Natascia Casu (figlia di Giuseppe). L'obiettivo dell'iniziativa è riflettere su un sistema che va al di là degli apparati di polizia e penitenziari, fino a coinvolgere altri settori, come quello medico: il sistema "del sorvegliare e del punire".

 

Come afferma Gustavo Zagebrelsky nella prefazione del libro, "il massimo scandalo dello Stato di diritto è quando qualcuno che ha il potere assoluto su una persona, la fa morire". Vale a dire che, nel momento in cui lo Stato priva della libertà un cittadino, si fa garante della sua sicurezza e incolumità: la privazione della libertà non può e non deve diventare privazione della dignità e dei diritti umani. Da questo assunto di base si dipanerà il dibattito, che sarà coordinato dal giornalista de La Nuova Sardegna Costantino Cossu e introdotto dal consigliere comunale Valdo di Nolfo. Nel corso della serata, inoltre, l'attore, autore e regista Ignazio Chessa leggerà alcuni brani tratti dal libro.   

 

 


 

 

 

 

 

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13 settembre 2011 2 13 /09 /settembre /2011 16:25

Foto in bianco e nero scorrono sullo schermo, mentre sorrisi e sguardi nostalgici affiorano sui volti dei presenti. È questa l’atmosfera che pervade la sala Aligi Sassu di Thiesi alla presentazione del libro “Emozioni neroverdi”, scritto da Raffaele Mannoni e illustrato dalle fotografie di Peppino Ferrandu. Bastano pochi scatti per far volare la mente indietro di 86 anni.

È il 1925, due studenti di medicina thiesini propongono al Comitato organizzatore dei festeggiamenti in onore della Madonna di Seunis di inserire una partita di calcio tra le manifestazioni in programma. Si chiamano Cenzino Demartini e Antonio Canu e, grazie al loro spirito d’iniziativa, l’otto settembre del 1925 si disputa la partita di football Thiesi-Mores, la prima del paese.

Ma perché le maglie neroverdi? Quando tutto è pronto per il debutto, i ragazzi si accorgono che mancano magliette, calzoncini e calzettoni. Così, il cinque settembre alle sette del mattino, partono per Sassari in calesse, diretti verso il negozio di signor “Pirino e Pilo”. Canu vorrebbe i colori della Roma, Demartini quelli della Juventus, ma entrambi si devono accontentare delle uniche magliette disponibili: neroverdi.

Inizia così l’avventura del Thiesi che arriva, tra successi e cadute, fino ai giorni nostri, offuscati da pessimismo e perplessità: la squadra negli ultimi anni non ha certo brillato e l’imperativo è farla tornare ai fasti di una volta. Sì, perché il Thiesi nel biennio 1972-1973 approda addirittura al campionato di serie D. Il merito di quei risultati va attribuito agli abili dirigenti, capeggiati da Serafino Pinna e Antonio Serra, e ai tecnici, primo fra tutti Gian Domenico Fantoni. Il Thiesi degli anni d’oro è un gruppo affiatato, formato da soli sardi: una scelta vincente, perché incentiva la crescita dei vivai nostrani e permette di contenere gli sforzi economici.

Purtroppo quel periodo ha una fine e, nel 1976, arriva la retrocessione. Il Thiesi torna in D solo nel 1988, 15 anni dopo la prima volta. In seguito la squadra non raggiunge più quei livelli, ma conosce anzi una fase discendente che dura fino a oggi. Tuttavia, la speranza che torni a spiccare il volo non è morta. Per il rilancio servono soprattutto capitali: il paese non può più contare sul benessere di cui godeva negli anni Settanta, quando vantava un reddito pro-capite tra i più alti d’Italia. È necessario, quindi, che i thiesini contribuiscano alla rinascita in tutti i modi possibili, anche attraverso un piccolo gesto come l’acquisto del libro.

Maggio 1988, il giorno del trionfo
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22 agosto 2011 1 22 /08 /agosto /2011 12:23

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi». Era il lontano 1982 quando il “replicante” Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, pronunciò per la prima volta queste battute sugli schermi dei cinema. A distanza di 29 anni, il regista Ridley Scott ha accettato di girare un nuovo capitolo di “Blade Runner”. Ancora non si sa se sarà un vero e proprio remake, un prequel oppure un sequel. In ogni caso, la notizia è ufficiale: la casa di produzioni cinematografiche “Alcon Entertainment” ha confermato di essersi aggiudicata i diritti e la firma del regista britannico.

Al momento la sceneggiatura non è pronta e le riprese, secondo quanto affermato da uno dei produttori della Alcon, Andrew Kosove, non inizieranno prima del 2013. È certo, tuttavia, che il film sarà in 3D: è stato lo stesso regista a dichiarare che non lavorerà mai più senza. Avvolta nel mistero anche la scelta degli attori: il cast del film non è stato ancora rivelato, tuttavia Kosove ha anticipato che il protagonista non sarà più Harrison Ford. L’ambizione è creare qualcosa di totalmente nuovo, dunque anche il cast dovrà essere diverso.

 

Ispirato al romanzo di Philip K. Dick “Do Androids Dream of Electric Sheep?”, il film non ebbe successo al botteghino, ma divenne un cult tra gli amanti del genere fantascientifico. Basti pensare che nel 1993 Blade Runner fu selezionato per essere conservato nell’United States National Film Registry della Biblioteca del Congresso, in quanto «culturalmente, storicamente o esteticamente significativo». Nel 2007, inoltre, la Visual Effects Society lo nominò secondo film più influente visivamente.


Ambientato a Los Angeles nel 2019, “Blade Runner” ha come protagonista un ex poliziotto di nome Rick Deckard, interpretato da un memorabile Harrison Ford. Deckard è costretto a tornare in servizio per dare la caccia a un gruppo di “replicanti”, i Nexus 6, fuggiti dalle colonie extra-mondo con l’obiettivo di trovare il loro costruttore, colpevole di averli dotati di una vita troppo breve. I Nexus 6 saranno messi fuori gioco uno dopo l’altro, fino allo scontro finale con l’elemento alfa del gruppo, Roy Batty. È qui che Rutger Hauer ruba la scena a Ford, pronunciando le battute dell’ormai celeberrimo monologo.

 


 
 

 

Ora, tutto ciò che resta da fare è aspettare che il nuovo “Blade Runner” esca nelle sale per vedere se sarà solo una brutta copia dell’originale o un nuovo, grande capolavoro.

randomreminiscent of blade runner

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