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  • Maria Elena Tanca
  • Nata a Sassari nel 1981, è giornalista professionista dal 2010.
  • Nata a Sassari nel 1981, è giornalista professionista dal 2010.

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16 aprile 2012 1 16 /04 /aprile /2012 23:01

advertising-alberta-ferretti-for-macys-impulse.jpgDa domani gli amanti del made in Italy troveranno un po’ di Italia da Macy’s. Sarà infatti messa in vendita, anche online sul sito macys.com, la capsule collection “Impulse”, che la stilista Alberta Ferretti ha disegnato in esclusiva per la famosa catena di grande distribuzione statunitense. “Ho creato una collezione fresca e leggera di abiti estivi e solari che evocassero lo spirito del bel paese e fossero fedeli al mio stile”, ha detto Alberta Ferretti presentando Impulse.

Fiori e pizzi bohémien, delicati chiffon e colori accesi, romantici voile stampati. E ancora abiti monospalla per la sera, pantaloni leggeri, bluse e maglie, vestiti lunghi e in cotone da indossare in spiaggia e in città. I colori sono rosa, arancio e verde ottanio, ma anche bianco e marrone chiaro. Dallo stile bohémien al mondo dei giardini all’italiana, passando per il fascino della costiera amalfitana, “Impulse” evoca lo spirito tutto italiano della stilista.

I ventiquattro capi che compongono la collezione hanno prezzi accessibili, che oscillano tra i 49 e i 119 dollari. La linea è stata lanciata da una campagna pubblicitaria interpretata dalla top model italiana Maria Carla Boscono, fotografata a Positano da Hellen Von Unwerth. “Ho immaginato una donna sensuale, elegante ed inequivocabilmente italiana. Sono contenta che lo stile unico di Maria Carla, lo sguardo moderno di Ellen Von Unwerth e l’atmosfera da fiaba di Positano abbiano reso reale ciò che avevo immaginato”.

E’ la prima volta che Alberta Ferretti sceglie una catena di grande distribuzione come Macy’s, presente in tutto il territorio statunitense e fondata nel 1858. Figlia di una sarta, la stilista apre la sua prima boutique ad appena diciotto anni. Si ispira ai film di Fellini, ma mette a frutto anche quanto imparato nel laboratorio sartoriale della madre dove, fin da bambina, affina il suo gusto estetico. Decide presto di disegnare e produrre la sua prima collezione, lanciando, nel 1974, una linea di prêt-à-porter femminile. Negli anni Ottanta fonda, insieme con il fratello Massimo, la società Aeffe, con sede a San Giovanni in Marignano, che guiderà il marchio verso il successo internazionale. Il gran debutto sulle passerelle milanesi avviene nel 1981.

 

 

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11 aprile 2012 3 11 /04 /aprile /2012 23:48

Mainbocher Corset70384391 upload

Una mostra online per confrontare gli stili di due maestri dell’haute couture, il britannico Charles Frederick Worth e l’americano Main Rousseau Bocher, meglio noto come Mainbocher.  Secondo il New York Times, la mostra “Worth/Mainbocher: demistificando l’haute couture”, la cui apertura è stata annunciata oggi, comprende immagini ad alta risoluzione dei 119 capi d’abbigliamento ospitati al Museum of the City of New York. Gli abiti sono stati fotografati all’interno del museo nell’arco di un mese e il pubblico ha avuto la possibilità di assistere alla realizzazione degli scatti. Per vederli è sufficiente andare su collections.mcny.org e cliccare sulla voce “exhibition”.

Così, dopo che il Metropolitan Museum of Art ha annunciato un’imminente mostra sulla moda di Miuccia Prada ed Elsa Schiaparelli, è ora il momento di un’iniziativa analoga, ma condotta esclusivamente sulla Rete. “L’uso di un sito web consente di adottare una prospettiva nuova, perché permette di vedere i raffinati dettagli dei capi, cosa che non sarebbe facile in una galleria d’arte”, ha detto Phyliss Magidson, curatrice degli abiti e dei tessuti al museo.

Online si possono ammirare 57 modelli di Worth e 62 di Mainbocher, che percorrono un periodo lungo un secolo. Il più antico capo esposto è un vestito da ballo di Worth risalente al 1860 e ordinato da Sarah Diodoti Gardiner per il ballo in onore del principe di Galles, a New York. Il più vicino ai giorni nostri è un cappotto di lana color charcoal di Mainbocher che, aperto, lascia intravedere una fodera d’ermellino marron chiaro. 

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9 aprile 2012 1 09 /04 /aprile /2012 13:14

John Galliano-20101003 12Alla fine la scelta è caduta su Raf Simons. Lunedì, la casa di moda parigina Dior ha annunciato ufficialmente che lo stilista belga prenderà il posto di John Galliano come direttore artistico della maison. 

Per trovare il successore ideale del controverso Galliano, che è stato licenziato da Dior per via delle sue dichiarazioni antisemite, c’è voluto un anno. Secondo il New York Times, Simons è stato preferito ad altri grandi nomi, come Marc Jacobs, Riccardo Tisci e Azzedine Alaïa. “La prima volta che ho sentito parlare della possibilità di lavorare per Dior - ha detto il nuovo direttore artistico al New York Times - ho pensato, “Mi sembra fantastico”.

Simons dal 2005 e fino a febbraio di quest’anno ha lavorato per Jil Sander e, forse anche per questo, non sembrava affatto il candidato ideale per Dior. Il suo stile minimalista era infatti in contrasto con l’ultra-femminilità che caratterizza le linee della maison parigina. Simons e Galliano, caratterialmente, sono agli antipodi. La  prima collezione del nuovo direttore artistico sarà presentata in luglio durante la settimana dell’haute couture, a Parigi. “E’ con il massimo rispetto per la sua storia straordinaria e per la sua ineguagliabile posizione nella moda che accetto la nomina di direttore artistico di Dior – ha dichiarato Simons nel comunicato diffuso dalla maison -. Per me, Christian Dior è sempre stato una delle massime ispirazioni. In tutto il mondo Dior vuol dire eleganza e raffinatezza”.

Christian Dior fondò la sua casa di moda nel 1947 e divenne subito famoso per lo stile femminile e sofisticato, che sedusse la Parigi del dopoguerra. Nel 1957 ebbe un attacco cardiaco e morì. Marcel Boussac, impresario che finanziava la maison, scelse come successore il giovane aiutante di Dior, Yves Saint Laurent. Nel 1962, quest’ultimo lasciò per fondare la sua etichetta e fu sostituito da Marc Bohan, che restò in carica per trent’anni. Quando la maison fu comprata da Bernard Arnault, infatti, Bohan fu sostituito da Gianfranco Ferré, nel 1989. Ma nel 1996, l’italiano subì la stessa sorte di Bohan, e John Galliano prese il suo posto. L’ex punk britannico rivoluzionò l’immagine della casa di moda con i suoi eccessi creativi, celebrati dalla stampa di tutto il mondo.

 

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26 gennaio 2012 4 26 /01 /gennaio /2012 22:37

obama-stato-unione-largeCalo di spettatori per il discorso sullo Stato dell’Unione tenuto da Barack Obama martedì. Il presidente è riuscito a tenere incollati davanti allo schermo solo 37,75 milioni di americani, il 12% in meno rispetto all’anno scorso. Il dato è una spia della disaffezione dei cittadini nei confronti del Congresso e dell’attuale presidente. Se confrontato con quello tenuto nel 2004 dall’ex presidente George W. Bush, il discorso di Obama ha registrato un’audience inferiore del 13%. Diversa la situazione oltreoceano, dove un pubblico numeroso ha seguito la serata in diretta attraverso i siti web delle ambasciate e dei consolati americani. Il numero più alto di connessioni è stato registrato dai siti delle ambasciate statunitensi in Cambogia, Nepal, Giappone, Tailandia e Turchia. Il discorso è stato, inoltre, ripreso dai principali social media, Facebook e Twitter.

 

Nel corso della serata, Obama ha cercato di valorizzare i primi successi di un’amministrazione considerata da molti fallimentare e ha promesso di aiutare i ceti che hanno sofferto di più per la globalizzazione. Ha, inoltre, annunciato aiuti per i proprietari di case che non riescono a pagare il mutuo e una distribuzione più equa del carico fiscale, grazie alla Buffet rule. Questa norma è stata più volte invocata dal finanziere miliardario Warren Buffet e ha lo scopo di impedire a chi guadagna più di un milione di dollari l’anno di pagare meno tasse di un cittadino a reddito medio. 

 

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23 gennaio 2012 1 23 /01 /gennaio /2012 22:25

GPS-Vehicle-TrackingDa oggi usare il GPS per seguire le auto sospette sarà più difficile. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso, infatti, che la procedura viola le leggi costituzionali sulla privacy. La sentenza della Corte è una vera e propria sconfitta per l’amministrazione Obama, che ha sempre difeso il GPS (global positioning system) come strumento di monitoraggio delle auto sulle strade. I giudici hanno accolto una precedente sentenza della Corte d’appello, secondo la quale la polizia non può usare il dispositivo senza prima ottenere un mandato di perquisizione.

 

Tutto iniziò nel 2005, quando la polizia installò un GPS su una Jeep Grand Cherokee in un parcheggio pubblico nel Maryland, ovviamente senza richiedere alcuna autorizzazione. L’auto era di proprietà di Antoine Jones, proprietario di un nightclub a Washington D.C. L’uomo era sospettato di spaccio di droga e la polizia seguì i suoi movimenti per un mese, fino alla condanna. La Corte d’appello, tuttavia, rigettò la sentenza e stabilì che il monitoraggio prolungato del veicolo di Antoine Jones equivaleva a una perquisizione. A distanza di sette anni, la Corte Suprema le ha dato ragione.

 

La decisione è stata un sollievo anche per i gruppi in difesa delle diritti civili, allarmati per il vasto numero di dati personali raccolti tramite GPS, cellulari, computer, telecamere di sorveglianza, satelliti e cercapersone.

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17 gennaio 2012 2 17 /01 /gennaio /2012 23:51

318bc wikipedia-blackout.top

Mercoledì sciopero di Wikipedia contro censura su Internet , SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act). «Spero che Wikipedia mandi in tilt le linee telefoniche di Washington mercoledì. Ditelo a tutte le persone che conoscete!», ha affermato il fondatore della famosa enciclopedia online, Jimmy Wales. Ma cosa sono SOPA e PIPA? Sono due atti con cui il Congresso vuole fermare la condivisione e la copia illegali di film e musica sul Web. In particolare, le compagnie Internet affermano che i provider potrebbero richiedere la chiusura dei siti web implicati nella condivisione di dati digitali.  

 

Anche altri siti, come Reddit e Boing Boing, parteciperanno al blackout di mercoledì. E alcune delle principali compagnie online, comprese Google, Facebook, Twitter e Tumblr, si sono dichiarate contro i due atti, pur non avendo confermato l’adesione allo sciopero. «Se volete una Rete in cui i diritti umani, la libertà di parola e le leggi non siano subordinati ai profitti dell’industria dello spettacolo, spero che vi unirete a noi», ha dichiarato Cory Doctorow di Boing Boing. Al blackout prenderanno parte anche Mozilla, Wordpress, TwitPic.

 

Sulla vicenda, la Casa Bianca ha preso una posizione netta, affermando di nutrire forti riserve nei confronti dell’approccio assunto dai due atti: «Noi crediamo che la pirateria online sia un problema serio e che richieda una risposta seria. Non supporteremo una legge che riduca la libertà di espressione, metta a rischio la sicurezza su Internet o mini la dinamica e innovativa Rete mondiale», hanno dichiarato tre managers della White House.

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 18:16

goldenricollocazione.jpg

Siamo a Gissi, in provincia di Chieti, negli stabilimenti della Golden Lady: una “dama” che ha perso ormai tutto il suo fascino. Stiamo parlando di quasi 400 posti di lavoro persi, buttati via, quasi 400 famiglie in più che dovranno fare sacrifici per arrivare a fine mese, in quest’Italia che sembra andare dritta verso il fallimento, fermandosi solo per prendere la rincorsa. E se l’Italia dovesse anche salvarsi, grazie alla riforma Monti, riusciremo a farlo noi italiani? È questa la domanda che si fanno i/le dipendenti della Golden Lady che il 25 novembre ha chiuso i battenti. Nello stabilimento della Val Sinello, una zona duramente colpita dalla crisi lavorativa, sono rimasti solo i tecnici incaricati di smontare i macchinari da portare in Serbia. Due settimane fa sul gruppo Facebook creato dai lavoratori c’è stato un amaro scambio di condoglianze fra dipendenti, rassegnati al fatto che i tempi che verranno saranno senza dubbio peggiori, mentre i sindacati sono riusciti ad ottenere per loro due anni di cassa integrazione in attesa della riconversione della fabbrica. Una riconversione che sembra una chimera, a cui pochi di loro credono veramente. Per il 17 dicembre 2011, alle 10:00, i lavoratori di Gissi hanno convocato un presidio davanti agli stabilimenti al quale sono invitati a partecipare tutti coloro che appoggiano la protesta. L’invito è esteso alle istituzioni e ai giornalisti che volessero aiutarli “raccontando” sui media le loro rivendicazioni. Vi chiediamo di spargere la voce tra i vostri contatti, aderendo a questo “evento” su Facebook: http://on.fb.me/tsAP2h e invitando i vostri amici a fare altrettanto. Voglio citare una frase che ho letto nel gruppo Facebook dei lavoratori Golden Lady: “La mancanza di lavoro annienta la dignità delle persone e le prospettive per il futuro, nostro e dei nostri ragazzi”. Chi ha condiviso questa sorte avversa sa perfettamente cosa vogliano dire queste parole. Il blog L’isola dei cassintegrati, che da oltre un anno segue e racconta la protesta delle coraggiose donne OMSA di Faenza, è venuto a sapere della vertenza di Gissi proprio grazie a quella rete di lavoratori/trici che ci segue ormai costantemente su Facebook e su Twitter, con suggerimenti e segnalazioni come questa. Se avete un blog copiate quest’articolo, date voce al lavoro che non c’è! Grazie.

 

di Marco Nurra e Manuel de Carli (6 dicembre 2011)

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20 novembre 2011 7 20 /11 /novembre /2011 22:08

 

Asinara-Revolution21.jpgLa rivoluzione partita dall’Asinara fa tappa ad Alghero, con la presentazione del libro autobiografico “Asinara revolution”, di Michele Azzu e Marco Nurra. L’opera ripercorre l’avventura dei due autori che, con il blog e il gruppo facebook “L’isola dei cassintegrati”, hanno dato vita alla prima vera lotta operaia mediatica di successo. Infatti, prima di loro già altri avevano provato a portare sulla Rete le battaglie operaie, ma senza riuscire a catalizzare su di sé l’attenzione dei mass media.

Le origini. Nella serata, organizzata dalla libreria Il Labirinto e moderata da Elias Vacca, i due giovani raccontano com’è nato il fenomeno “L’isola dei cassintegrati”: «La protesta degli operai della Vinyls per difendere la fabbrica del pvc a Porto Torres inizia un anno prima dell’occupazione dell’Asinara, con scioperi, manifestazioni, blocco degli aeroporti», spiega Azzu. Poi, la svolta. Dalla consapevolezza che è ingiusto provocare disagi a chi non ha colpe, nasce un’idea geniale: abbandonare le forme di protesta tradizionali.  Prima gli operai occupano la torre aragonese di Porto Torres, infine si auto recludono, il 25 febbraio 2010, nell’ex carcere di massima sicurezza dell’Asinara. Non solo: decidono di fare il verso a un noto programma di Rai2, L’Isola dei Famosi, che va in onda proprio in quei giorni.

Dal reale al virtuale. È qui che entrano in scena i due autori del libro: Michele, sassarese, laureato in Scienze della comunicazione e musicista, legge dell’iniziativa degli operai mentre si trova a Guilford per studiare il basso. Figlio di un tecnico di laboratorio della Vinyls, si sente toccato da vicino dalla protesta e ha un’intuizione: fondare una pagina facebook per sostenere i lavoratori. La chiama “L’isola dei cassintegrati” e inventa lo slogan “l’unico reality reale, purtroppo”. Poi, contatta un amico d’infanzia, Marco che, in quel periodo, fa il praticante in un noto quotidiano di Madrid, El Mundo. È così che il destino degli operai della Vinyls s’intreccia con quello dei due studenti sardi, scappati dall'isola perché convinti che lì sarebbe stato impossibile inseguire i loro sogni.

Il boom. Nel giro di due settimane la pagina facebook conta già 2000 iscritti e continua a crescere a gran velocità, fino a raggiungere i centomila. All’Asinara arrivano i primi giornalisti. Di lì a poco tutto il sistema mediatico italiano, e non solo, s’interessa alla lotta dei cassintegrati. L’attenzione cresce sempre di più. Il tam tam partito dalla Rete, però, ha anche risvolti negativi: l’Asinara diventa una vetrina per politici in cerca di voti e pubblicità facile. Nel libro si fanno nomi e cognomi: da Soru a di Pietro, da Pisanu a Romani. Tutti vanno a trovare i cassintegrati per esprimere la loro solidarietà, tutti fanno promesse che poi non mantengono. Lo sa bene Antonello Pinna, uno degli operai rimasti più a lungo nell’ex carcere dell’Asinara: «Cinquecento e più giorni sull’isola sono stati tanti. Non li abbiamo passati con tanta allegria. Pisanu è stato l’unico che è riuscito a farci parlare con Berlusconi, anche se non è servito a nulla. Ricordo ancora che, prima di congedarmi, dissi all’ex premier: “Nell’attesa di una risposta ce ne torniamo in galera”. Bè, non ci crederete, ma Berlusconi è stato capace di raccontarci una barzelletta perfino sulla galera».

Studenti e operai, l’unione fa la forza. Se i cassintegrati hanno l’idea innovativa di “far rumore” con forme di lotta fuori dal comune, Marco e Michele non sono da meno. I due giovani gestiscono la sponda mediatica della vicenda, permettono l’incontro tra generazioni e persone divise da grandi distanze, partono dalla vertenza sarda, per poi raccogliere sul blog le lotte di tutti i lavoratori italiani: «Da un anno a questa parte – spiega Azzu – abbiamo creato una piattaforma forte, che segue molte altre vertenze. C’era un buco informativo enorme – continua – e tutti venivano sul blog a dire la propria perché non avevano spazio per parlare». Non solo un’isola, dunque, ma una vera e propria “Penisola dei cassintegrati”, con una precisazione: «Non potremo mai sostituirci a sindacati e politici - afferma Marco –. Non possiamo trovare risposte immediate, però la consapevolezza è importante».

Vinyls: lieto fine o fine dei giochi? Pur certi che “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”, Marco e Michele sanno che il finale del libro è ancora tutto da scrivere: molte delle lotte raccolte dal blog non si sono concluse. Tra queste, c’è anche quella degli operai della Vinyls di Porto Torres. Dopo mesi di trattative fallite, prima con Ramco, poi con Gita, la vertenza non è stata risolta e gli operai sono ancora a casa. Tuttavia, forse, un’ultima  speranza c’è. Lo conferma durante la presentazione del libro Tino Tellini, ex cassintegrato Vinyls e nuovo consulente della Pb Oil alle relazioni industriali e con gli enti locali. Finambiente-Pb Oil, gruppo legato alla chimica verde, ha, infatti, presentato una proposta al ministero dello Sviluppo economico per rilevare i 103 lavoratori della Vinyls. L’offerta potrebbe includere, in realtà, un numero maggiore di maestranze. Se così fosse, la “revolution”, almeno in questo caso, avrebbe un esito positivo. Visti i precedenti con Ramco e Gita, tuttavia, è meglio non abbassare la guardia, non solo per gli operai della Vinyls, ma anche per tutti i lavoratori asserragliati in qualche angolo dimenticato d’Italia. Che si tratti di una gru o di un carcere, poco importa.

 

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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 00:11

ILARIA-E-STEFANO-CUCCHI.jpgProprio nel giorno in cui La Repubblica mostra in esclusiva il video della morte in carcere di un giovane senegalese di nome Saidou, ad Alghero si parla di Stefano Cucchi e di tutti gli altri omicidi di Stato. L’occasione è offerta dalla presentazione del libro “Quando hanno aperto la cella”, di Luigi Manconi e Valentina Calderone. Nell’auditorium del liceo Enrico Fermi di Alghero, oltre all’autrice, ci sono Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, e Natascia Casu, figlia di Giuseppe. C’è, inoltre, il giornalista della Nuova Sardegna Costantino Cossu, che modera il dibattito.

Katiuscia Favero. La serata, dedicata dall’assessore Valdo di Nolfo a Saidou, è aperta dall’attore, autore e regista Ignazio Chessa, che racconta, leggendo alcuni brani del libro, la storia di Katiuscia Favero. Nel 2002 la donna, neanche trentenne, viene rinchiusa nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, dopo essere stata condannata per il furto di un orologio. La vicenda presenta molte zone d’ombra e si conclude con la morte della paziente: ufficialmente un suicidio, una “birichinata”, per usare le parole del medico che comunica il decesso alla madre. Nella realtà solo il processo civile, iniziato nel 2011, potrà rivelare la verità su quella tragedia.

Diversità, paura e omertà. Si riaccendono le luci e inizia il dibattito: «Dietro questi episodi emerge uno schema mentale che usa la paura del diverso, di tutto ciò che non sta dentro l’equilibrio del sistema, come metodo per mantenere l’ordine sociale», spiega il giornalista Costantino Cossu. L’autrice del libro, invece, ricorda il caso di Stefano Cucchi, forse quello che più di tutti è riuscito ad attirare l’attenzione dei media e della gente: «In sei giorni, da quando viene arrestato al momento della morte, Cucchi incontra 150 persone che potrebbero fare qualcosa, ma non ne hanno il coraggio. La maggior parte di loro sono ufficiali giudiziari». Valentina Calderone sottolinea, poi, come sia difficile arrivare alla verità e ottenere giustizia: «Le istituzioni su questo piano sono carenti: ci si scontra con pm che non hanno coraggio, con avvocati che impiegano mesi a fare qualcosa e, spesso, non a favore del cliente».

Francesco Mastrogiovanni. In sala c’è anche Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, la quale racconta, in preda alla commozione, il calvario dello zio: «Dicono di averlo visto, la sera del 30 luglio 2009, guidare a gran velocità con lo sguardo perso nel vuoto, nella zona pedonale di Acciaroli. E pare che la mattina del 31 luglio, alle nove, avesse tamponato altre vetture», afferma la ragazza. Eppure, non esiste alcun verbale delle infrazioni del 30 luglio, né segni sull’automobile che rendano plausibile l’impatto con altre macchine. Nonostante ciò, il pomeriggio del 31 luglio 2009, sulla spiaggia del campeggio Club Costa Cilento-Marina Piccola, c’è un gran dispiegamento di forze, tra carabinieri e vigili urbani. Aspettano che Mastrogiovanni, maestro alle scuole elementari, amato dagli alunni e considerato persona affidabile dai loro genitori, esca dall’acqua per applicare un Trattamento sanitario obbligatorio. Secondo la polizia municipale di Pollica avrebbe infatti prodotto un “allarme sociale con pericolo per l’ordine e la sicurezza”. Dopo alcune ore in acqua, l’uomo non ha scelta: si consegna alle autorità e gli vengono iniettati subito Valium e Farganesse. Ma il peggio deve ancora arrivare: Mastrogiovanni viene ricoverato nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo, dove muore il 4 agosto. Il video con le prove. «È emerso un video atroce, in cui è ripreso il ricovero di mio zio», racconta Grazia Serra. La telecamera interna alla stanza mostra l’uomo che, dopo aver mangiato tranquillo, si stende sul letto per riposare. È infatti stato sedato per la seconda volta, nonostante l’atteggiamento collaborativo. Appena si addormenta, lo legano: i polsi e le caviglie vengono stretti da fascette dotate di viti, a loro volta fissate al letto. Resterà così per oltre ottanta ore, sino al giorno della morte, senza mangiare, né bere, idratato solo attraverso flebo di soluzione fisiologica e glucosata.  Il video documenta tanti altri orrori, tra cui la contravvenzione di tutte le linee guida stabilite in materia di contenzione dall’Asl.

Giuseppe Casu. Infine, prende la parola la figlia di Giuseppe Casu, venditore ambulante quartese, morto il 22 giugno 2006, dopo sei giorni di ricovero in Psichiatria, al Santissima Trinità di Cagliari: «Tutto ha inizio il 15 giugno del 2006, in piazza 4 novembre – racconta Natascia Casu. - La grande colpa di mio padre è di essere un ambulante abusivo: vende frutta e verdura con la sua Ape. Prima del 15 giugno, a partire da maggio, vengono emesse numerosissime sanzioni solo nei suoi confronti. Arrivano le forze dell’ordine, iniziano a ridacchiare e gli chiedono se vuole fare un Trattamento sanitario obbligatorio. Lo buttano a terra». La giovane sostiene che i venditori ambulanti intorno a lui «non possono parlare perché sotto ricatto, in quanto tutti abusivi monoreddito». Il Tso, secondo Natascia, «è organizzato con largo anticipo», infatti «c’è il tempo di chiamare un fotografo e un giornalista dell’Unione Sarda per documentare lo sgombero della piazza». Il trattamento al Santissima Trinità è a dir poco disumano: «La dottoressa Cantone lo fa vedere solo alla mamma, che lo trova legato, con un pannolone, il catetere e imbottito di farmaci. Noi chiediamo il perché della mano violacea, vediamo tracce di sangue nelle urine». L’uomo viene tenuto legato e sedato per sette giorni: «I nostri periti ci dicono che è morto per un potente cocktail di farmaci – aggiunge Natascia. – Durante l’inchiesta si scopre che le parti anatomiche di mio padre sono state sostituite con quelle di un’altra persona deceduta (morta anch’essa per tromboembolia, ma a causa di un tumore). Nonostante ciò, in primo grado gli imputati vengono assolti con formula piena».

Conclusioni. La serata termina con la lettura dei brani riguardanti la ben nota vicenda di Giuseppe Uva, pestato a sangue nella caserma di Varese. Tanti altri sarebbero gli episodi da raccontare: nel libro ce ne sono venti, alcuni conosciuti, altri meno. Tutti hanno punti in comune: il modo in cui le famiglie vengono avvertite del decesso, l’occultamento o la scomparsa di elementi utili alle indagini, il coinvolgimento nei fatti di forze dell’ordine, medici, avvocati, magistrati. Le morti di Stato, infatti, non avvengono solo nelle carceri, ma anche nelle piazze, nelle caserme, negli ospedali psichiatrici giudiziari o nei reparti psichiatrici degli ospedali: una responsabilità diffusa, una responsabilità soprattutto politica. Politica perché sul tema della sicurezza e della paura del diverso sono state costruite e vinte intere campagne elettorali. Politica perché, quando l’onorevole Carlo Giovanardi afferma che Cucchi è morto perché «anoressico, drogato e sieropositivo» e Federico Aldrovandi perché «eroinomane», li uccide per la seconda volta. Davanti a una simile realtà, non resta che affidarsi alla forza delle donne: Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Natascia, Grazia e le altre che, con grande dignità, portano avanti una dura lotta per la verità e la giustizia. Una giustizia che cercano all’interno delle istituzioni e non contro di esse: non moderne Antigone ma, come le definisce l’autrice, «pie donne».

 


 

 

 

 

 

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7 novembre 2011 1 07 /11 /novembre /2011 14:48

5126883524_b81ee85f34.jpgHa rapito una cagnetta e l’ha violentata. Silvano Atzeni, 47 anni, servo pastore di Villapedruccio è stato arrestato la notte tra sabato e domenica nel piccolo paese a una cinquantina di chilometri da Cagliari. I carabinieri della stazione di Narcao sono arrivati giusto in tempo per evitare che l’uomo fosse linciato da un gruppo di persone. Atzeni è accusato di furto aggravato e maltrattamento di animali.

Il rapimento e la violenza. La notte tra sabato e domenica il pastore entra nei terreni di un allevatore della zona, forza la serratura della cuccia e ruba un  cane da caccia femmina, di razza Beagle. Il proprietario si accorge del furto e va alla ricerca del cane insieme con i fratelli. I sospetti cadono subito su Atzeni: alcuni giorni prima, infatti, l’ha visto curiosare da quelle parti. L’uomo viene trovato nella casa di cui è custode mentre violenta la cagnetta, che è legata a una branda.

L’arresto. I carabinieri, avvisati da una segnalazione al 112, arrivano davanti all’abitazione del custode e trovano un gruppo di persone con intenzioni tutt’altro che pacifiche. Riescono a salvare l’uomo dal linciaggio e, una volta appurato quanto è accaduto, lo arrestano. Nel frattempo, la cagnolina viene soccorsa e visitata da un veterinario dell’Asl, il quale riscontra lesioni dovute alla violenza sessuale.

La difesa. Atzeni è comparso questa mattina davanti al giudice del Tribunale di Cagliari, Massimo Costantino Poddighe, per la convalida degli atti. L’avvocato difensore, Matteo Perra, ha chiesto la perizia psichiatrica e il rito abbreviato per il suo assistito. Il giudice ha concesso la perizia e stabilito la custodia cautelare in un luogo di cura per il pastore, che sarà affidato a un medico specialista.

  

 

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