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  • Maria Elena Tanca
  • Nata a Sassari nel 1981, è giornalista professionista dal 2010.
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13 dicembre 2013 5 13 /12 /dicembre /2013 14:43

I danni causati dall’uragano Sandy, che ha colpito tutta l’East Coast degli Usa nel 2012, avrebbero potuto esser previsti  con maggior precisione se solo le mappe disegnate dalla Federal Emergency Management Agency fossero state aggiornate per tempo.  Lo rivela un’inchiesta del sito di giornalismo investigativo ProPublica, già vincitore di due premi Pulitzer.

Dalle interviste e dai documenti raccolti dagli autori dell’inchiesta, emerge che i funzionari statali, locali e federali sapevano da anni della scarsa affidabilità delle mappe nel prevedere i rischi di un’alluvione. Perciò chiesero alla FEMA di aggiornarle, servendosi di metodi e tecnologie che non esistevano quando furono disegnate, nel 1980. Ciononostante il loro grido d’allarme restò a lungo inascoltato.

«Il principale ostacolo – spiega a La Discussione Al Shaw, uno degli autori dell’inchiesta – è stato la mancanza di fondi. Solo nel 2003 il Congresso ha stanziato un miliardo di dollari per l’aggiornamento delle mappe. A quel punto  – continua Al Shaw – la FEMA ha messo insieme un progetto per digitalizzarle. Purtroppo, però, si è limitata a ridisegnare le vecchie mappe cartacee in forma digitale, senza aggiornare i dati».

Così i costruttori hanno fatto affidamento su indicazioni sbagliate quando hanno deciso di edificare nuove case vicino all’acqua. E anche i proprietari delle abitazioni colpite dall’uragano erano convinti di essere fuori dalle zone a rischio. Invece è andata diversamente. Quando, il 29 ottobre del 2012, l’uragano Sandy si è abbattuto con tutta la sua forza sull’East Coast, migliaia di edifici, erroneamente classificati come fuori dalla zona a rischio inondazioni, sono stati danneggiati.

Nel 2006 la FEMA  aveva cambiato rotta, ma le nuove mappe digitali, basate su modelli previsionali più precisi e su dati più aggiornati, sono state rilasciate quando Sandy aveva già devastato il territorio.

Le cartine sono importanti per almeno due motivi: non si limitano a stabilire i criteri di sviluppo nelle aree a rischio, determinano anche le tariffe che i proprietari degli edifici devono pagare per assicurarsi attraverso il National Flood Insurance Program. Proprio perché ignari del pericolo, nel 2012 molti newyorchesi non erano provvisti d’assicurazione.

 Consapevoli della mancanza di fondi per aggiornare le cartine, alcuni stati hanno deciso di far da soli.  Tra questi il North Carolina che, dopo l’uragano Floyd del 1999, ha pagato per ottenere una mappa del suo territorio realizzata con il sistema LIDAR. «Oggi i due metodi migliori per prevedere le alluvioni – spiega a La Discussione Al Shaw – sono LIDAR e ADCIRC. Il primo sistema si serve di aerei che sparano laser a terra».

LIDAR rappresenta una tecnologia efficiente per l’acquisizione dei modelli digitali del terreno (Digital Terrain Model) e di superficie (Digital Surface Model) di ampie porzioni di territorio. Nello studio delle alluvioni è utile per la ricostruzione del bacino idrografico, della morfologia  dell’alveo e delle zone soggette ad allagamento e per l’individuazione di situazioni d’ostacolo al deflusso. Inoltre, la creazione di un DTM ben definito, permette di sviluppare modelli idraulici più precisi. «ADCIRC – continua Al Shaw – è invece un programma per computer capace di simulare in maniera dettagliata l’azione delle onde durante una tempesta».

Nonostante i progressi della tecnologia, è bene ricordare che  nessuna mappa può prevedere tutte le possibili conseguenze di un uragano o d’una tempesta. Certo è che più le previsioni sono precise, più è possibile limitare i danni. Non a caso i quartieri di New York più colpiti da Sandy sono stati Brooklyn e Queens, vale a dire quelli che non hanno potuto usufruire di mappe aggiornate e attendibili.

Da La Discussione
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F
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